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6. Mostra “ATTI DIVINI” – DAVID LACHAPELLE

La mostra di LaChapelle ti lascia senza fiato e con mille domande. L’ho trovata provocatoria ed incredibilmente veritiera; David LaChapelle ha la capacità di catapultarti all’interno di ogni sua opera e ti ritrovi sempre in cerca del dettaglio che non ti aspetti. Le opere sono talmente accattivanti che ti continui a chiedere : chissà cosa c’è nella prossima opera?

La location è impeccabile, il buio che ti circonda e la luce puntata su questi quadri che non fanno che risplendere con i colori sgargianti che l’autore ha deciso di utilizzare.

Una boccata d’aria fresca che non fa altro che lasciarti perlplesso e meravigliato.

Giorgia Riccobono

 

Grazie alla mostra di David LaChapelle mi sono sentita immersa in un mondo fatto di colori, vivacità e intensità.

La sua maniera di raccontare episodi “sacri” ,colmi di cantanti e attori famosi è al limite tra sacralità e blasfemia; l’artista vuole lanciare un messaggio sul mondo moderno attraverso il suo sguardo incredibilmente provocatorio.

Nello stile di La Chapelle si legge un coraggio incredibile sia nella scelta dei colori che nella scelta dei soggetti e dei particolari spesso nascosti e non subito intuitivi, la particolarità dell’artista è quella di creare uno stupore continuo negli occhi di chi guarda.

Giorgia Di Fazio

 

SENTI CHE MUSEO:

La mostra “ATTI DIVINI”, ci ha fatto riscoprire un mondo intriso di colori ed emozioni, per noi suona così:

https://www.youtube.com/watch?v=o-bHDvf93pY

 I PENSIERI DEI RAGAZZI:

Ho trovato la mostra molto interessante,mi hanno incantato i colori sgargianti dei quadri e la loro luminosità. I soggetti raffigurati sono crudi e a volte risultano un po’ bizzarri, riescono a far intendere il messaggio dell’opera. La Reggia di Venaria risulta essere sempre una location d’eccezione.

Omar C.
Lachapelle riesce a portarti “somewhere nice” con le sue opere.
É un viaggio nel crudo mondo reale (soprattutto nei primi quadri, Icaro e in quelli raffiguranti persone immerse), ma anche nella sua fantasia e ironia.
Ho amato il blu elettrico che spicca in molte opere.
Mostra molto bella e coinvolgente, fa riflettere.

Alice R.
Il bello di questa mostra è che ad ognuno può dire qualcosa e più ti fermi ad osservarla e maggiori sono i dettagli che riesci a delinearci attorno, nonostante di fianco ai quadro non ci fosse altro che un indizio su quello che l’autore vuole immortale. L’ho trovata una esperienza stimolante perché molti dei quadri erano un puzzle che insieme ad altri ragazzi del gruppo abbiamo provato a ricomporre.

Alessandro A.
La mostra fotografica mi è piaciuta molto, ho avuto l’occasione di appassionarmi ad un artista che prima conoscevo solo di nome. David LaChapelle utilizza un linguaggio metaforico visivo facilmente interpretabile, ma con uno stile definito che rende le sue fotografie artificiose dei capolavori di fama mondiale.
La mostra si districa in un percorso onirico e provocatorio con paradisi blasfemi, nature morte e ritratti ingannevoli.
In particolare, l’ultima fotografia, “Self portrait as house” é un modo bizzarro di ritrarre una persona, in questo caso l’artista stesso, non solo come corpo ma rappresentando le sfaccettature che ognuno di noi ha, anche se queste sono colme di vizi, contraddizioni e perversioni.

Elisa C.
Questa mostra mi ha fatto scoprire un nuovo modo di “sentire” ciò che ci circonda con una tecnica fotografica/artistica innovativa. David LaChapelle fa riflettere sulla società odierna attraverso i colori brillanti e i dettagli, che per coglierli tutti è necessario soffermarsi a lungo su ogni opera. Il percorso espositivo è ben organizzato ed è diviso in zone tematiche, ma a mio parere manca un approfondimento iniziale sulla tecnica che LaChapelle usa, perché osservando le opere ho riscontrato qualche difficoltà a capire come queste fossero state realizzate.
Il mio tema preferito, da lui esposto in modo a tratti ermetico e a tratti chiaro, è stato quello sull’immortalità dell’arte.

Marta M.

La serie Meditation di David LaChapelle investe il pubblico con emozioni che spaziano dalla sorpresa allo sgomento. Capace di incuriosire l’osservatore, l’artista reinterpreta scene religiose tradizionali in contesti contemporanei. Predilige temi trascendenti, condividendo la presenza divina nelle questioni quotidiane o l’inevitabile attimo della morte umana. Tale momento risulta ben rappresentato nella Meditazione, di cui fanno parte ‘Jesus is My Homeboy’ e ‘What Will You Wear When You Are Dead’.

Stefano M.

 

La mostra di David LaChapelle è stata interressante. Nella maggior parte dei quadri ho notato dicverse rappresentazioni riguardanti la natura che da un valore aggiunto al soggetto. Secondo me tra i particolari che accomunano quasi tutti i quadri ci sono la vivacità e i colori frizzanti che rendono l’opera più accattivante. In conclusione penso che l’artista sia riuscito a raffigurare in modo originale e provocatorio immagini che appartengono al mondo sacro.

Isabella T.
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